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Ipotesi di un percorso
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L'ABAZIA
Nei primi
anni dopo il Mille la contessa Gisla e suo figlio Rambaldo III fondarono
l'Abbazia dei
benedettini, che verso la fine del secolo ottenne da Rambaldo IV ricche donazioni,
e successivamente dai Papi tutta una serie di privilegi ed esenzione.
Attualmente è proprietà di privati. negli ultimi anni l'Amministrazione
comunale vi organizza concerti e rappresentazioni estive.
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L'OSSARIO
Dopo la
disfatta di Caporetto, Nervesa entrò a far parte di quella linea di difesa che
andava dallo Stelvio al mare, con i terribili luoghi del Pasubio,
dell'Altopiano dei Sette comuni, del Monte Grappa, del Montello e del Piave. I
Nervesani andarono profughi in tutte le regioni d'Italia, il comune di Nervesa
fu amministrativamente aggregato a Modena. Le prime cannonate nemiche caddero
sulle case ormai spopolate nel novembre del 1917. La battaglia del Solstizio
(15-24 giugno 1918) rappresentò il culmine dell'azione nemica e rese
tristemente famosa Nervesa. Solo il 23 giugno, esaurito senza successo
l'offensiva, l'esercito austro-ungarico ripassò il Piave. Ma non era finita:
fino all'offensiva italiana dell'ottobre 1918, Nervesa venne costantemente
battuta dall'artiglieria avversaria: alla fine delle ostilità il paese non
esisteva più.
Le decine
di migliaia di morti di quelle battaglie furono tumulati nel Monumento Ossario,
realizzato negli anni '30. All'interno vi sono ospitati anche alcuni cimeli
bellici.
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VILLA SODERINI-BERTI
Anche la villa Soderini-Berti è stata distrutta da una
granata incendiaria durante i furiosi combattimenti della Prima Guerra
Mondiale. Venne costruita verso la metà del Seicento sul luogo dove era sorta
una precedente villetta attribuita all'umanista e poeta Gerolamo da Bologna.
Alla decorazione del palazzo vennero chiamati i maggiori artisti del tempo, tra
i quali il Tiepolo ed il Canaletto. Qualche resto di affresco si è conservato
fino ad oggi, sopravvivendo all'incuria ed alle spoliazioni che seguirono alla
distruzione del palazzo. La villa era completata da un vasto giardino con
laghetto ed un oratorio, dedicato a S.Antonio da Padova, oggi ricovero di
attrezzi agricoli.
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VILLA VOLPATO-PANIGAI
Da piazza
La Piave si può osservare sul lato ovest, a sinistra della Statale Schiavonesca
Marosticana, il luogo dove sorgeva la villa Volpato Panigai, completamente
distrutta durante i terribili scontri della Grande Guerra. Adesso vi si trova
il Municipio che ne è un approssimativo rifacimento, successivo alla Prima
Guerra Mondiale, recentemente ancor più alterato da radicali lavori di
ristrutturazione. Villa Volpato-Panigai era decorata da affreschi ai quali
lavorò il Tiepolo contemporaneamente a quelli di Villa Berti. Questi affreschi
sono stati salvati perchè furono staccati dalle pareti e venduti nel 1902; si
trovano oggi a Berlino, nel Museo dell'Imperatore Federico.
La Villa è stata recentemente ristrutturata ed è
adibita a sede municipale.
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